Avrò cura di te

Ho letto un libro, fin qui nulla di strano o di speciale; anzi, lo avevo scelto pensando che fosse un romanzo leggero, invece…


Ha toccato corde di me che non conoscevo, o, come si dice ora, di cui non avevo preso consapevolezza. Per capirne il senso bisogna saper andare oltre l’evidenza, oltre il reale. Ne parlo perché vorrei che fosse un regalo per tutti, invogliare a leggerlo affinché si trovi o si ritrovi qualcosa di buono, come è accaduto a me.
Non ho nessuna intenzione di raccontarne la storia, scrivo per questo mio bisogno incessante di mettere nero su bianco le emozioni.
Si parla d’ amore, ognuno di noi riesce ad amare in modo diverso; spesso si cade nell’errore di pensare di non essere amati solo perché l’altro/l’altra ha un suo modo  individuale di amare; questa diversità percepita viene considerata un ostacolo, una vallata che ci tiene lontani.
Invece è proprio dall’individualità che bisogna partire o ripartire.


In primis la propria, ” amare se stessi “, frase fatta, va bene, però…
Apprezzarsi, coccolarsi, rispettarsi, avere cura di noi stessi, di ciò che ci fa star bene, ci piace, ci incuriosisce, ci stimola. ” Avrò cura di te ” bisognerebbe dirlo principalmente a se stessi.
Poi c’è l’ individualità delle persone che amiamo, le loro caratteristiche, la loro storia, il loro modo di essere; un intero, ognuno di essi unico ed irripetibile; amore è anche accettare, capire, includere la personalità dell’altro/a; salvaguardare, appunto averne cura e proteggere.

Meccanico il riferimento alla canzone di Battiato ” La cura “.


Le capacità e le modalità di amare scaturiscono dal nostro ” remoto “, dall’intensità del vuoto, mancanza, sicurezza, accettazione, considerazione, stima, serenità che abbiamo vissuto. Così ognuno porta un proprio bagaglio per sempre; durante alcuni incontri è più pesante, in altri leggero.


Ciò che secondo me si pone in evidenza in questo libro è il considerare ed accettare se stessi e gli altri così come sono. Accettare non è rassegnazione.
Accettarsi però dovrebbe essere reciproco, scoprirsi, conoscersi davvero, rivelarsi, ” sapere dell’altro il sapere dell’altro “. Solo allora si può formare un Noi.
Tante volte ci ostiniamo a rimanere ancorati ad azioni ed eventi che ci hanno fatto soffrire o ci hanno deluso; indiscutibilmente hanno uno strato di dolore, ma non si va avanti se pensiamo che tutte le azioni o le parole ci vengano riferite per farci del male, forse è solo e semplicemente un modo diverso di mostrarsi. Rimane però la reciprocità la condizione primaria, l’aver cura l’ uno dell’altro, conoscerne ed amarne il tutto.


” Avrò cura di te ” a tutte le persone che amo.
” Avrò cura di te ” di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale…

Grazie.

Leandra Tersigni per @tantipensieri

Condividi

Lascia un commento