Passano gli anni e a periodi alterni alla fine torno sempre a scrivere, riempio milioni di pagine di carta o virtuali.
Sempre più inchiostro dentro le vene, sempre più cuore che esplode e si sparge ovunque come particelle minuscole di polvere.
C’è qualcosa di infinitamente dolce nelle ore che seguono la mezzanotte, quando tutto comincia a tacere, cola il trucco sugli occhi, cadono tutte le maschere, perché nel sonno chiunque diventa nudo, vulnerabile così fragilmente e coraggiosamente vero. C’è qualcosa di eternamente nostalgico in chi vive di arte e di sogni e rimane a osservare in silenzio il mondo che si fa lento, il suono ovattato del suo respiro quando tutto sembra essere a un passo dal domani ma non abbastanza in là dall’aver dimenticato “ieri”. 
Sospesa in quell’istante che può essere solo un limbo di qualcosa che è stato e non è più, che sarà ma già è. 

Cosa è accaduto a Marina è un mistero…
O forse no, forse è solo un segreto per pochi, solo un’ipotesi sussurrata all’orecchio di chi l’ha vista di sfuggita.
Ma poco cambia, l’essenza resta è sempre la stessa e lei balla sui fili di una ragnatela, intrisi di rugiada, con i piedi avvolti in calze di sogni impossibili.
Voleva essere una libellula e lo è diventata, sottile più del vetro di un bicchiere, più leggera del dente di leone che viene spazzato via dalla brezza.
Che fine ha fatto Marina?

Mah, ho saputo che si è persa…

Persa?

Sì, persa, camminava sul sentiero e all’improvviso ha scelto la strada meno battuta, l’ha fatto senza pensare, chi la conosce sa com’è fatta, non sta sempre a rimuginare sulle cose, anzi a volte le vengono idee pazze e imprevedibili. Poi se ne pente, si morde le labbra e si maledice, però ormai è fatta, non si torna indietro.
Si è persa, non ne aveva più voglia di niente, dei social, dei rumori della quotidianità che non le facevano più sentire il battito del cuore.
L’hanno spezzata, annientata, amata, le hanno strappato tutto quello che potevano.
Tutto, tutto, di lei non è rimasto che un alone.
Lei non aveva il coraggio di farlo, così il destino ci ha pensato lui a cancellarle la strada e farla smarrire chissà dove.
E adesso? Adesso che fa?
Adesso sta rinascendo, poco a poco, certo, ci vuole tempo. È doloroso, rinascere.
È cambiata, ha quasi perso la corazza che aveva intorno e si è trovata nuda, senza difese.
Ora deve imparare di nuovo a camminare, ma in questa rinascita sente il corpo che ricomincia a trovare gli incastri giusti, quelli che fanno parlare l’anima… ma sente che è bellissimo!

Cosa possiamo fare noi, per aiutarla?

Aspettare. Aspettare ed Amare.
Nient’altro…

“Ci sono quei giorni in cui vorrei che cadesse solo tanta pioggia, che si riversasse su di me e rendesse offuscata ogni altra cosa a confondere i contorni e cantare le emozioni, un’orchestra di suoni vibranti come ali di falena in trappola.
Infinita pioggia vorrei, che lavasse via i pensieri, pulisse i sensi e placasse gli animi in agonia, un pianto muto che è grido. 
Vorrei poi che ci fossero mani calde e abbracci silenziosi in cui riscaldarsi.
Sentieri sicuri.
Sospiri.
Silenzi. 
Vorrei un giorno senza giorni, uno solo alla settimana ma che sia un giorno di niente, di battiti di piume, dove non c’è niente, solo dolcezze e ritagli del Per Sempre…
Vorrei spogliarmi di ogni velo e armatura, vorrei restar io, semplicemente, con qualche foglio, le lettere, inchiostro, matite, del tè, un frammento del il mio cuore in compagnia del mare che sempre aiuta.
E il mondo, a volte lo senti contro le tue cicatrici, loro ti guideranno ovunque e anche se lo sai che le persone che viaggiano al tuo fianco ti possono talvolta cambiare, l’importante è che hai voce dentro e quella voce credimi vale tanto.

Ho guardato dentro di me e ho sfiorato una corda che ora vibra cupa e senza rimorso.
So che devo spogliarmi di tutto per poter tornare a volare con il vento.
È doloroso. 

Ma da queste profonde ferite usciranno farfalle libere…”

Marinella per @tantipensieri

immagini dal web

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