Folle, follia

Serena passeggiava tranquillamente quando dall’altra parte della strada le sembrò di vedere il suo ex-marito.
Non la sconvolse tanto il fatto di rivederlo quanto il vedere la sua compagna in evidente stato di gravidanza.
Lei, che aveva sempre desiderato un figlio dal suo grande amore, aveva dovuto rinunciare a questo suo desiderio di maternità perché a trent’anni lui non si sentiva pronto per essere padre.
E questo, era uno dei tanti motivi del loro fallimento matrimoniale.

“Che cosa non ha funzionato?” si chiese Serena, “Perché piano piano siamo diventati nemici?”

Forse i caratteri troppo diversi avevano finito per creare una barriera e, finita la passione, il loro rapporto si era rivelato fragile e inesistente.

Dopo cinque anni dalla loro separazione, Serena aveva trovato un compagno, una presenza importante nella sua vita anche se ultimamente le sue premure quasi la infastidivano e le sembravano una minaccia per la sua “libertà”.

Così, decise di partire da sola per Venezia, una città che da sempre l’aveva affascinata.
In quelle calle semideserte voleva ritrovare se stessa, voleva capire se tutto quello che aveva adesso le bastava o se era semplicemente un “ripiego” per il fallimento della sua vita precedente.

Faceva freddo a Venezia, un freddo così pungente che ti entrava dentro le ossa e non lasciava scampo.

Era così assorta nei suoi pensieri che non si accorse di quell’uomo che la stava osservando attraverso il vetro di quel negozio.
Serena non poté fare a meno di osservarlo a sua volta; tutto in quell’uomo era contradditorio, a cominciare dalla figura elegante.
Avrebbe potuto essere suo padre, eppure il sorriso di quello sconosciuto aveva qualcosa di infantile e quello sguardo, inquieto ma insieme rassicurante.

“Un soldo per i suoi pensieri, così dolci”, le disse lo sconosciuto.

“Malinconici”, lo corresse Serena stupita di avergli risposto.

“Vieni”, la invitò lo sconosciuto prendendola sottobraccio.

Serena lo seguì incantata dal suo entusiasmo e rapita da tanta sfacciataggine.
Girovagarono insieme per il resto della mattinata esplorando gli angoli più nascosti della città e quando si fermarono davanti ad una bancarella le regalò una minuscola spilla a forma di stella.
Serena lasciò che le sue mani si muovessero agili sul risvolto della sua giacca, rabbrividendo al suo tocco; lasciò che quelle mani così calde le sfiorassero le guance arrossate e fredde.
Lasciò che quelle mani la scaldassero.
Era attratta da quello sconosciuto e provò l’impulso di essere stretta tra le sue braccia, di sentire le sue mani sul suo corpo, di sentire la sua bocca sulle sue labbra.
Lui parve leggerle nel pensiero, la prese per mano e le disse:
“Non ho altro da offrirti che questo desiderio improvviso e travolgente, domani ce ne andremo ognuno per le nostre strade, ma oggi, se vuoi godiamoci questo momento di follia”.

E che follia sia, pensò Serena…

mbarbie per @tantipensieri

Immagine dal web

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