Non ho sconfitto la paura.

Rispunta tutti i giorni con i suoi ottimi argomenti. La conosci certamente anche tu; è solita ripetere: «Non vali abbastanza», «Non ne avrai la forza», «Prendi quel che viene e non rischiare inutilmente», «Rimaniamo qua con i problemi che conosci, non cerchiamone di nuovi», «È sicuramente meglio scegliere ciò che sceglierebbero gli altri»… Ti dice niente?

A volte la paura ha il volto di chi di te non sa nulla – e allora perché ascolti? Altre, purtroppo, ha quello di chi ti è vicino e ritiene di stare parlando per il tuo bene. Secondo me, il peggio è quando la paura ha il tuo stesso volto e ti bisbiglia in segreto, in quei silenzi che hanno la durata di un respiro e il peso di un macigno, quelli che si formano in quell’attimo di esitazione che precede il parlare di noi, della nostra strada, dei nostri desideri.

Ora però – a differenza del passato – non lascio che la paura mi paralizzi. Non l’ho sconfitta, ma ho scoperto che non importa. Ascolto ogni frase che mi rivolge, ogni incertezza che insinua nei miei progetti e annuisco – “Certamente questo è sensato” – poi la faccio sedere e:

«Adesso scusami, ma devo avanzare ancora un po’ lungo la strada che non volevi che scegliessi. Ti ascolterò più tardi».

E così andiamo avanti insieme, io e lei.

Alice Rocchi

Foto dell’autrice

Quadro di Fernard Khnopff

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