Per cambiare devi avere paura

Il nostro scopo è quello di evolverci, di cambiare.

In che modo cambiare? In che direzione? La stella polare dell’esistenza è la paura.

Il cambiamento è sempre la scelta più spaventosa tra quelle possibili e dunque la paura segnala la prossima porta da attraversare. Gli antichi lo sapevano, ecco perché ponevano draghi davanti ai tesori – spesso davanti all’amore.

Intendiamoci, non mi sto riferendo alla sana paura naturale che preserva dai pericoli materiali, bensì a quella che ci paralizza di fronte alle scelte, che talvolta ci acceca al punto da farci evitare le circostanze che potrebbero suscitarla, al punto da farci avere paura di quella stessa paura.

Adesso immagina il cambiamento, il tuo. Cosa vedi? Come pensi che sarà “cambiare”?

Forse evocherai l’attimo dopo il quale tutto sarà diverso, quell’istante in cui il drago si accascia al suolo e tu fai il tuo ingresso glorioso nella grotta e ti getti sul tesoro.

Non crederci. Non prendere alla lettera le rappresentazioni del cambiamento che i film e le fiabe ci insegnano. Ci presentano un personaggio iniziale piuttosto deprimente, sciatto e tremolante. Poi, d’un tratto, la colonna sonora cambia, la porta si spalanca e già sappiamo cosa è in arrivo. Emerge il personaggio, ma questa volta spende come un astro e procede ad ampie falcate sicure, il sorriso sfacciato, una nuova pettinatura, spesso con sfolgoranti occhiali da sole e un’aria che dice:

«Fatevi da parte che passo io». E tutti a bocca aperta ad ammirarlo, questo straccione-principe dopo l’intervento del Genio, questa Cenerentola ripulita dai magici filtri della Fata Madrina.

Ti sentirai così, è certo, ma non grazie al Genio, né alla Fata Madrina. Non perdere tempo a sfregare la lampada, non pregare una stella in attesa che cambi la colonna sonora.

Il cambiamento esige il suo tributo di fatica e dolore. A tutti piace immaginare il drago che collassa al suolo, ma nessuno indugia sulla lotta che è preceduta, sui colpi incassati e restituiti, sulla sensazione di essere soli ad affrontare qualcosa di troppo grande e sul senso di ingiustizia che quella fatica comporta.

Non esiste nulla che assomigli a “e vissero per sempre felici e contenti”. Quella è roba da personaggi, non da persone. Le persone, quelle vere, vivono il dramma di sentirsi cambiate perché hanno visto cadere il drago e si abbattono quando questo si rialza, quando scocca la mezzanotte e tornano ad essere i poveracci di sempre. Ecco allora il fatale pensiero:

“Non è cambiato niente”. Non vedono che quello è il cambiamento e che sta ancora avvenendo. Quello è il momento in cui molti rinunciano al tesoro e fuggono senza nemmeno raccogliere la scarpetta. Davvero credevano di poter abbandonare un personaggio mantenuto per decenni in una sola notte? I muscoli delle gambe si formano forse tutti assieme col primo passo che compiamo?

Vogliamo passare da un personaggio all’altro come fanno gli attori, senza fatica, senza pericoli e crediamo all’illusione di essere le maschere che indossiamo, non quelli che le scelgono, che le indossano, che le cambiano, che le gettano via. Sogniamo di eroi posticci e non abbiamo il coraggio di guardare allo specchio tra una maschera e l’altra, temendo la grandezza che potrebbe esservi riflessa. Potrebbe avere un aspetto familiare e uno sguardo insostenibile, così simile a quello dei bambini che con muta audacia ci osservano chiedendosi il perché delle nostre recite. A guardar bene, quel riflesso potrebbe avere i tuoi occhi e il volto del bambino che eri, quando ancora avevi nello sguardo la luce di tutte le possibilità a cui ancora non avevi rinunciato.

Fa paura guardare nello specchio perché riflette il volto del cambiamento che devi a te stesso e che da sempre attende in fondo alla grotta. Segui la paura, non limitarti a distogliere lo sguardo, raccogli la spada e colpisci meglio, raccogli la scarpetta e congeda gentilmente il principe, che al tuo futuro ci devi pensare tu.

E dunque, vediamo: che cosa, tra ciò che desideri, ti spaventa di più?

Alice Rocchi per @tantipenseri

Scatto dell’autrice da un quadro di Fernand Khnopff

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