Assenze

Ci sono voluti ben nove lunghissimi anni prima che mamma togliesse le cose di papà dai cassetti, dall’armadio e perfino dal bagno.
Nessuno gliel’ha chiesto, ha semplicemente capito che era giunto il momento di lasciarlo andare o, forse, ha metabolizzato la tristezza della perdita ed ha iniziato la fase del ricordo.

Era piovuto tanto durante la notte, come se le gocce di pioggia che battevano sui vetri volessero lavar via la speranza che lui potesse tornare, anche se da quei viaggi nessuno torna indietro.
Poi la pioggia aveva lasciato il posto ad un timido sole che si affacciava nuovamente alla vita.

Quel pomeriggio, mentre i raggi del sole illuminavano i suoi capelli, guardavo mamma piegare con amore i suoi maglioni e le sue camicie, come se papà dovesse tornare da un momento all’altro, solo che stavolta non le stava riponendo nei cassetti ma in degli scatoloni.

La guardavo sfregarsi quegli indumenti sulla guancia come se immaginasse di ricevere, per l’ultima volta, una sua carezza.
La guardavo e cercavo di scacciare le lacrime, lei non doveva vedermi piangere.
La guardavo e provavo una tenerezza infinita perché lei voleva, doveva essere forte, mentre forte non lo era affatto.
La guardavo e cercavo di immagine come potesse essere stata la sua vita dopo, perché un conto è perdere un padre, un conto è perdere la persona con cui hai trascorso metà della tua vita.

Io penso che quel lontano giorno di nove anni fa, il cuore di mia madre abbia semplicemente smesso di battere, come quello di papà.
E’ come se quel giorno lei fosse morta con lui, il suo unico grande amore, quello con la A maiuscola.

Quell’amore che, a volte, crea dipendenza quasi fosse una droga potente di cui non puoi fare a meno.
Una dipendenza quasi viscerale, una fusione tra due persone che vivono l’una per l’altro.
Una dipendenza che ci annienta quando una delle due persone viene a mancare.
E’ come avere una creatura aliena dentro di noi che si alimenta, si sviluppa e cresce divorandoci giorno dopo giorno; e mentre ci scompone, ci illude di poter immaginare un futuro migliore mentre ci trattiene con forza al passato.
Esattamente a quel giorno dove mia madre ha perso il suo futuro.

Ci sono voluti ben nove lunghissimi anni prima che metabolizzasse la sua assenza fino a farla diventare un ricordo.

Ci sono voluti ben nove lunghissimi anni prima che capisse che lui non sarebbe più tornato.

Ci sono voluti ben nove lunghissimi anni prima che decidesse di lasciarlo andare, per sempre, dalla sua vita ma non dal suo cuore.

mbarbie per @tantipensieri

Immagine dal web

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