Qualche giorno fa su Twitter è stato lanciato un hashtag “lecoseperdute” che ha riscosso molto successo, tanti di noi avevano proprio voglia di parlare di ciò che abbiamo perduto ed anche di quelle che certamente perderemo.

Parliamo di cose e non di persone, anche perché parlare di persone è davvero doloroso ma di cose, nel senso più ampio del termine, in effetti è uno spunto di riflessione non da poco.

Cose perdute mi evoca concetti legati alla quotidianità: la galanteria per esempio e non parlatemi di femminismo perché la galanteria è unisex, il darsi del lei è ormai desueto, l’essere gentili è una forma di galanteria: quando si entra in un locale, bar, metropolitana, ascensore è buona norma far uscire chi entra e poi entrare. Galanteria quindi tra le cose perdute ed in senso ampio del termine.

Cose perdute: la discrezione. Essere riservati nelle confidenze e ricevere confidenze mantenendone il riserbo, chi si confida si sta fidando di noi e tradire la fiducia è quasi un vizio capitale. Essere riservati nell’esporre se stessi e gli altri, persone vicino a noi, chiedersi sempre se si sta facendo bene a pubblicare una foto, una foto con amici, una foto con minori, in generale essere attenti a non prestare il fianco all’indiscrezione facile, becera e cattiva che ci potrebbe arrivare a boomerang.

Cose perdute: giudicare gli altri. Non sappiamo cosa c’è dietro a scelte che sembrano ai nostri occhi sbagliate, non sappiamo da cosa derivano le azioni altrui e quindi, a meno che non siano azioni che ci colpiscono, denigrano, calunniano direttamente non dovremmo esprimere un giudizio ne in positivo ne in negativo, o meglio possiamo anche esprimere il nostro pensiero, purché sia espresso a quattrocchi ed in modo educato e costruttivo e se c’è il giusto grado di confidenza.

In caso contrario asteniamoci dai giudizi affrettati e dati dall’impulsività tipica di alcuni caratteri.

Cose perdute: saper parlare e saper ascoltare. Si innestano spesso meccanismi nei quali o stai parlando solo tu e di fronte hai muri e non ponti, o situazioni nelle quali devi ascoltare e non vorresti.

Il giusto compromesso nell’affrontare anche un contradditorio, anche molto acceso sarebbe quello di sapersi auto-mediare. Sapersi rapportare senza prevaricare l’altrui pensiero e senza soprattutto urlare tipo babbuini allo zoo.

Siamo ancora una società civile? A volte ne dubito.

Tra le cose perdute me ne vengono in mente tante altre, mentre scrivo però penso ad una sola enorme perdita di questa cosiddetta società civile e si chiama RISPETTO, che racchiude un po’ tutte le cose perdute.

Il rispetto è ormai quasi un sogno nel cassetto, un cassetto senza chiave, un cassetto tipo cassaforte di cui abbiamo perso la combinazione e non riusciamo più ad aprirlo.

La verità è che ci piacciamo talmente tanto noi da non vedere più gli altri. La nostra enorme autostima schiaccia il rispetto verso gli altri e così che siamo diventati: maleducati, pettegoli, cinici, cattivi ed impulsivi, facciamo danni a noi stessi ma soprattutto agli altri.

Chissà se nella vastità delle cose perdute ne ritrovassimo solo una: il rispetto e chissà forse le altre riapparirebbero come per incanto.

Chissà…

Arianna Capodiferro @tantipensieri

Immagini dal web.

Condividi

Lascia un commento