Questa notte non vuole morire.

Le mani le metto in tasca, stanno al caldo e comode e così, non le uso, sì lo so, a volte può non essere educato parlare e starsene con le mani in tasca ma le mie mani se ne fregano di quello che pensa la gente e preferiscono le mie tasche ai loro sguardi.
Pensandoci bene, in fondo, non esiste indumento maschile che non abbia le tasche. Credo che ci sia un motivo. E so anche qual è.

Nella vita c’è sempre qualcosa da conservare e che non si vuole mostrare, che si vuole nascondere.
Le tasche sono cassetti che ci portiamo dietro per infilarci dentro tutto quello che ci è servito e che forse ci servirà poi le svuotiamo e ricominciamo da capo, liberi di tutta la vita e di quel tempo che abbiamo tenuto chiuso lì dentro, per timore del ritorno. Anche le mani ce le portiamo dietro come le tasche, a volte piene a volte vuote e spesso fanno quello che vogliono…
Per questo, preferisco tenerle nelle tasche così stanno buone e non combinano guai. Queste mani sono fortunate hanno preso tutto ciò che hanno voluto e senza mai chiederlo perché non ce n’è stato bisogno hanno raggiunto sempre il loro scopo; sono state cercate, ricevute e desiderate. E loro hanno ricambiato, sempre, in ogni momento senza mai un cedimento o un segno di stanchezza senza mai ritrarsi, senza vergogna, senza misura anche quando non volevo, anche se non volevo.

Questa notte non vuole morire…

Cammino dentro un buio freddo pesante di cielo e di niente, cammino con le mani in tasca, le tengo chiuse, con le dita dentro i palmi in modo da sentirmi pungere dalle unghie.
No, non le chiudo a pugno. Il pugno colpisce, è violento, vuole fare male, può ferire, vuole battere e vincere…
No, non sono pugni, loro stanno chiuse e basta, a dormire, chiuse dentro le tasche perché fuori si gela, quindi è meglio tenerle con le ossa al caldo, sentirle pulsare di sangue riconoscente, meglio evitare che si muovano, che escano fuori, che mi sfuggano…, poi non saprei cosa farmene fuori dalle tasche non ho niente da tenere o da prendere.

Il passo è regolare, le mani dentro le tasche riescono a toccare le gambe e camminano con loro, d’altra parte le mie mani sanno fare tutto, sono abili, precise, veloci e soprattutto non hanno mai paura di niente. Sì, sono coraggiose, temerarie, audaci e non temono il pericolo, mai.

La strada è deserta un’auto passa, vapore sui finestrini, le luci rosse della frenata, fumo denso dallo scappamento e il motore che stira con i giri del motore che salgono rabbiosamente .
Queste mani un tempo sapevano riparare tutto, ero il più bravo, avevo estro nel riparare le cose, le capivo le cose, loro con me cedevano, si facevano conoscere, mi facevano capire come si erano rotte mi bastava tenerle tra le mani, toccarle, tastarle e subito sapevo come aggiustarle. Tutti si stupivano, mi guardavano come se avessi appena fatto un miracolo, alle mie mani invece veniva facile, sapevano riparare qualsiasi cosa senza fatica, rapide e accurate, scrupolose e diligenti, millimetriche e accordanti, non c’era guasto o rottura che poteva resistere al loro aiuto.

Lei però non lo ha voluto il loro aiuto, me le ha spinte via, eppure le mie mani erano lì per aiutarla. Dimmi dove ti fa male ti guarisco io, le mie mani fanno magie, lo dicono tutti, non lo sai? Le mie mani sono prestigiatrici, volano leggere, sfiorano, solleticano appena, si sente solo il loro soffio tanto sono delicate dimmi dove senti il dolore che te lo faccio passare, ti strofino il pancino e ti curo la bua, non aver paura, piccola mia, sono qui per vedere se sei rotta da qualche parte, sono venuto ad aggiustarti. Sono bravissimo a riparare le bambole…
Si sa, le bambole come te si rompono sempre qualcosa, bisogna togliere i vestitini per vedere dove si sono fatte male e poi bisogna metterci le mani sopra, passarci le dita, controllare a fondo, rimettere a posto quello che si è staccato, credimi sarà questione di un attimo, non te ne accorgerai nemmeno.

Hai gli occhi delle bambole tu, mi fissano, dritti e senza palpebre. Le mie mani sono calde e morbide perché le prendi a pedate? Se ti muovi ti farai del male ma non certo per colpa mia, o per colpa delle mie mani, fatti toccare il cuore, lo sento da qui che batte forte, sono certo che le mie mani lo calmeranno… Stai ferma, non ti muovere… Mi costringi a tapparti la bocca, non gridare stai tranquilla, non avere paura, sono venuto a proteggerti e a guarirti.

Dai, perché mi spingi, perché scalci, voglio solo toccarti, stai ferma, non riesco a tenerti con una mano, devo farti smettere di urlare, devo premere forte contro la bocca e con l’altra devo vedere dove ti fa male, devo bloccarti le gambe con le mie gambe, devo mettermi sopra di te per tenerti ferma, non farmi arrabbiare, dai, non ti muovere, le mie mani saranno gentili e anche io.

Fai la brava, ti prego che poi usciamo a fare una passeggiata.

Ecco brava, non ti muovi più… Io sì.

Questa notte non vuole morire.

Marinella @tantipensieri

immagini da web

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