Il pensiero di Alex – Ricordo quegli anni tumultuosi (di Carla Malerba)

Il pensiero di Alex – Ricordo quegli anni tumultuosi (di Carla Malerba)

Ricordo quegli anni tumultuosi perché:  Malerba, nel compiere un viaggio accorato e onesto dall’infanzia fino all’adultità matura, scavando con sofferta lucidità  le piaghe della vita di una donna e riuscendo a mostrarne la portata di feritoie di luce attraverso il garbo dello scrivere poetico, ritorna in questi versi ai vent’anni e al loro irragionevole incanto,

Il pensiero di Alex – Se tüti i füssan tamme ti (Davide Ferrari)

Il pensiero di Alex – Se tüti i füssan tamme ti (Davide Ferrari)

Se tüti i füssan tamme ti perché: Ferrari, in controtendenza al pensiero dilagante di una bravura insita nella sola erudizione, ripone il senso della bellezza e dell’esistenza nello sguardo sul mondo, nella capacità di saper estrapolare dal vivere quotidiano la voglia di conoscenza, motore verso la scoperta o incanto di fronte al mistero. Rimettendo al

Il pensiero di Alex – Questa tristezza lenta perché (Giancarlo Stoccoro)

Il pensiero di Alex – Questa tristezza lenta perché (Giancarlo Stoccoro)

Questa tristezza lenta perché: il versificare brachilogico e denso di Stoccoro trova in questi versi piena realizzazione, in un gioco di rimandi e contrapposizioni evocanti, in pochi scatti, vuoto-assenza-perdita.Questa tristezza lenta sembra non raggiungerti mai la distanza è troppo grande si perde nei luoghi assenti di noi (da La dimora dello sguardo, Fara Editore 2018)@acorbetta

Il pensiero di Alex – Inchiostro nero (Milo De Angelis)

Il pensiero di Alex – Inchiostro nero (Milo De Angelis)

Inchiostro nero di Milo De Angelis perché: la prossimità, che talvolta diventa sovrapposizione e alle volte disgiunzione tra vita e parola, viene descritta dal poeta in maniera tagliente e naturale, come se i modi di manifestarsi dell’esistenza abitassero dentro il pensiero scritto qualche ora, e qualche ora tornassero dentro le pratiche quotidiane anche le più

Quasi nostro

Quasi nostro

Ho tre, quindici, trenta, mille anni quando tutto attaccato ripeti chebelloamorechebelloamorechebelloamore   Un fiato solo, il tempo è poco abiteremo già un pianeta di alghe e foglie quando torneremo in questo gioco di tre e di assi Allora lascia le virgole al mondo dei poeti: il verso più infinito è questo infinito quasi nostro.  

Alfa

Alfa

Sai da quando?Da quando mi hai toccato il naso la prima volta.  è stato un brivido lungo come un’autostrada nel buio, una sfilza di cartelli attraversati senza rispetto, perché mi fa cieca la notte e gli odori hanno la meglio. Andrebbe distinto, ma da cosa? dal quasi-nulla, dal tutto o niente?Io non ho scelta, se

Whisky

Whisky

Lei mi ha baciato come un whisky, ha poggiato le sue labbra come si fa per chiudere le lettere, senza prestare attenzione perché il senso sta nell’andare. Lei mi ha baciato come un whisky e io mi sento fortunato a essere toccato senza il peso dell’unico, come le cose a cui non si fa caso.

Soledad (per Alfredo)

Soledad (per Alfredo)

Mi metto accanto alla tua solitudine Anch’io sono solitudine.Non saremo mai vicini fino in fondo perché siamo uguali nel nostro abitarci con un poco di imbarazzo e molta smania. Eppure nel tendere al caduco guardiamo lo specchio dalla stessa parte, ci stringiamo ancora la mano come al primo incontro.Alessandra Corbetta (immagini dal web)

Mari interni

Mari interni

Quelli che ce l’hanno fatta a scrivere l’attesa con la schiuma dicono che il mare riordini le idee. Il mare confonde le onde di quelli che ad aspettare non ce la fanno e di marea annegano. Dalla spiaggia non si fanno distinzioni: tutti guardiamo al mare.Alessandra Corbetta (da Essere gli altri, Lieto Colle 2017)Foto dell’autore

Adriano

Adriano

La terra è un ciclo fatto di zolle roteanti al passaggio della zappa: serve acqua, forza, braccia per fuggire la grandine, schivare la tempesta. Così vangavi, e vangavi ignaro della metafora in quella cesta di pomodori intessa, delle poetiche gesta della tua mano contadina.Alessandra Corbetta (foto dal web)

Inno a Godot

Inno a Godot

L’attesa è una certezza che non conosco. Davanti allo specchio mi rende la posa irrisolta di una briciola troppo grossa per il becco, sulla panchina l’immobile statua di legno incisa da scritte di scalpello. Il tuo scudo egioco è lontano ma io aspetto, fragile granello nella tempesta degli àuguri presagi, coda gracile scodinzolante a fatica