Quasi nostro

Quasi nostro

Ho tre, quindici, trenta, mille anni quando tutto attaccato ripeti chebelloamorechebelloamorechebelloamore   Un fiato solo, il tempo è poco abiteremo già un pianeta di alghe e foglie quando torneremo in questo gioco di tre e di assi Allora lascia le virgole al mondo dei poeti: il verso più infinito è questo infinito quasi nostro.  

Alfa

Alfa

Sai da quando?Da quando mi hai toccato il naso la prima volta.  è stato un brivido lungo come un’autostrada nel buio, una sfilza di cartelli attraversati senza rispetto, perché mi fa cieca la notte e gli odori hanno la meglio. Andrebbe distinto, ma da cosa? dal quasi-nulla, dal tutto o niente?Io non ho scelta, se

Whisky

Whisky

Lei mi ha baciato come un whisky, ha poggiato le sue labbra come si fa per chiudere le lettere, senza prestare attenzione perché il senso sta nell’andare. Lei mi ha baciato come un whisky e io mi sento fortunato a essere toccato senza il peso dell’unico, come le cose a cui non si fa caso.

Soledad (per Alfredo)

Soledad (per Alfredo)

Mi metto accanto alla tua solitudine Anch’io sono solitudine.Non saremo mai vicini fino in fondo perché siamo uguali nel nostro abitarci con un poco di imbarazzo e molta smania. Eppure nel tendere al caduco guardiamo lo specchio dalla stessa parte, ci stringiamo ancora la mano come al primo incontro.Alessandra Corbetta (immagini dal web)

Cairoli-Cordusio-Duomo

Cairoli-Cordusio-Duomo

Dentro il metrò affollato, alla vita non si scappa: chi deve morire, muore come chiodo arrugginito in soffitta nella ruggine di se stesso sparge rossore sterile a macchie tra i sedili di corpi uniti a pacchi immobili in attesa del boato. Se deve vivere, vive dentro la metro assediata: chi non stacca la bocca dal

Mari interni

Mari interni

Quelli che ce l’hanno fatta a scrivere l’attesa con la schiuma dicono che il mare riordini le idee. Il mare confonde le onde di quelli che ad aspettare non ce la fanno e di marea annegano. Dalla spiaggia non si fanno distinzioni: tutti guardiamo al mare.Alessandra Corbetta (da Essere gli altri, Lieto Colle 2017)Foto dell’autore

Adriano

Adriano

La terra è un ciclo fatto di zolle roteanti al passaggio della zappa: serve acqua, forza, braccia per fuggire la grandine, schivare la tempesta. Così vangavi, e vangavi ignaro della metafora in quella cesta di pomodori intessa, delle poetiche gesta della tua mano contadina.Alessandra Corbetta (foto dal web)

Inno a Godot

Inno a Godot

L’attesa è una certezza che non conosco. Davanti allo specchio mi rende la posa irrisolta di una briciola troppo grossa per il becco, sulla panchina l’immobile statua di legno incisa da scritte di scalpello. Il tuo scudo egioco è lontano ma io aspetto, fragile granello nella tempesta degli àuguri presagi, coda gracile scodinzolante a fatica

Le capre

Le capre

Alla festa delle capre è stato chiaro il belante pascolare intorno al caglio delle cose, quel circumnavigare esaustivo ed estenuante pari al tema fatto in classe con la biro dimentica di tracce blu e un senso di irrisolto Ferdinando pellegrino, io capretta col muso nell’erba del vicino.Alessandra Corbetta (foto dal web)

Kiwi

Kiwi

Dopo aver fatto l’amore c’è profumo di mosto alle estremità degli arti. Le cellule girano folli come cellule prima di farsi tumore. La signora di colore ha un piatto stracolmo di kiwi, verdi per essere maturi.Alessandra Corbetta (Inedito; foto dal web)

Mancanza

Mancanza

I frammenti non calpestati non riportano l’intero ma non tagliano; le vene sulla pelle scura non si vedono ma il sangue sporco non smette di attraversarle. Abbiamo un sangue buono e uno guasto e frammenti in ogni parte. Sussulto nel pensiero del tuo volto, irriconoscibile metafora d’amore non riconosciuto, onomatopeico soffio incandescente nell’iride; nei balzi

Spose

Spose

C’è un rito di passaggio, vestito di seta e di organza, c’è uno strascico bianco che scricchiola; si sbriciolano i pinoli sotto ai piedi, come un tempo a piedi nudi sui sassi, le mani sigillate in simboli sferici e aurei. C’è una bambina a scavalcare il suo tempo in pochi passi di rinuncia alla fiaba,

Controlli

Controlli

L’ecografo scorreva da sinistra a destra; il medico diceva che certe cose accadono e altre no. Sulla gelatina i pomeriggi trasmutavano in ore, le tue pupille in una palla da canestro, la rete traballava. L’ecografo scorreva da destra a sinistra; il medico annuiva fissando tessuti molli in uno schermo. È un passaggio nella strettoia il

Viole

Viole

Ho sovrapposto la bocca a più d’uno dei vostri sguardi e infilato le mani nelle vostre tasche vuote. Ho fatto la conta per non perdermi tra i passi falsi che avete lasciato sulle strade di lava. Ho riavvolto la vita come il rewind un film intorno alle vostre perbeniste aperture di porte. E poi viole,

Un figlio

Un figlio

Così hai avuto un figlio. Non nostro, non mio. Hai avuto un figlio nel grembo di un’altra, un grembo più grande, più adatto del mio. Hai avuto un figlio, un figlio reale, non queste sciocche, sciocche parole di aria e di carta, le mie. Hai avuto un figlio ed era d’inverno, un figlio modello, erede