Di un abbraccio

Di un abbraccio

Ai suoni delle campane, toccandoci a rimbalzo ci siamo persi sulla via di casa. I noccioli, in silenzio, hanno depravato le piume dell’anatracosì, vuote le nostre tasche avevano posto per altro. Agli stramazzi nessuno fece caso.Sembravano petali di un abbraccio che non lascia spazi.Alessandra Corbetta www.alessandracorbetta.net immagini del web

Tra i limoni

Tra i limoni

Dietro al suono di un’altra voce, la scorza verrà trasmutata in succo e dei limoni l’essenza brucerà  nella congiunzione inesatta di un’etica sgrammaticata. Ritrovarsi nel retrogusto di un’età diversa è la conquista breve del brulicare smosso ai fili d’erba di maggio, passaggio obbligato di gioventù.   Alessandra Corbetta www.alessandracorbetta.net

Al canto del gallo

Al canto del gallo

Da un varco all’altro, le luci stanche hanno sospeso la rincorsa alle lucciole. Io, che non son terreno, ho riacciuffato i sassi di altri per non perdermi, chiuso tra il sereno e un intreccio di frutta secca. Ho gareggiato con ogni corolla nell’impossibilità dello stelo facendo a pugni viola con i risvegli dai sogni. Al

La fenice

La fenice

Il dolore somiglia al guscio che segrega il gheriglio di noce; al terzo tocco del sasso sull’acqua prima dell’ultimo tonfo. Il dolore è una farfalla tra le mani tremante di indaco e nostalgia; è il rintocco di campana il giorno del Venerdì Santo. Di ogni chimera passata, il dolore è la fenice che risorge.Alessandra Corbetta

Versus

Versus

Chiedo a questa noia                               di dileguarsi, come d’improvviso il traffico nella grande città; di non oscurare l’andare tremulo di provincia, il silenzio diurno dei rapaci. Al vizio accavallato del tutto Io chiedo tregua; al buon consiglio        

Sagittario

Sagittario

Per combinazione astrale la voce si è fatta alta, più alto il piedistallo e fragile, ricerca spasmodica delle ossa, osso per osso, verità, l’essere umani. Per coincidenza astrale la grande caduta è gloriosa, isolamento della mente il conto, sussurro fastidioso un principio caro al cuore. Per influenza astrale prezzo salatissimo la libertà, le mani senza

21 Settembre

21 Settembre

Il profumo dei suoi capelli al 21 settembre erano le mani dopo le braccia, le teste chiuse degli ombrelloni, le cannucce a colori per strada; erano le onde calme, le alghe parallele alla spiaggia, i pensieri in volo come aquiloni in fuga. Il profumo dei suoi capelli al 21 settembre erano i soliti rumori dispettosi

Alle madri

Alle madri

Immense, dietro un grembiule a fiori, noi non vediamo le madri, inumani giganti con le mani in altri altrove. Pirati, di fronte alle flotte dei nostri pensieri maldestri non si spaventano e fa paura la loro tranquillità: il mare burrascoso teme la placida onda; ma c’è già profumo di pane nell’aria e le lenzuola sono

All’architetto

All’architetto

Avrei voluto tenerla stretto tra le dita di una mano Architetto, nel passaggio arduo dell’incrocio in centro, attraversato in fretta col naso dentro una tazzina di caffè macchiato. Quanto tempo ho rincorso per starle dietro Architetto, nel sollazzo d’avere un gesto, una carezza solo anche una tazzina di caffè macchiato portata a letto da un

René

René

René sta nel braccio intorno alla vita: foss’anche una pipa, non lo direbbe. Sul mare la pietra è in procinto, o forse è una risurrezione. La schiena curva di cifosi (si sa, le grandi aspettative) si allontana sul bastone delle labbra: ti ritrovi sulle labbra a giustificarti quel che sei. Manuel, René dite con me:

Arthur e Claude

Arthur e Claude

Una poesia tratta dalla mia nuova raccolta poetica Essere gli altri (Lieto Colle 2017)Aveva ragione Claude: l’amore è un frangente breve dentro alle cose perfette, la bellezza assoluta per un attimo solo. Correre, correre, correre dietro alle scie prima che si spengano, nell’intervallo fugace tra noia e piacere: aveva ragione Arthur. Forse, Claude, solo lì

Un ristorante, a Sestri*

Un ristorante, a Sestri*

Non stava. Lui camminava, avanti e indietro sul pontile reso ristorante. Tutto era avvolto dal mare, lui per primo. Una frangia di costruzione, tavoli bianchi e bicchieri blu. No, nessuna fantasia. L’hanno pensato tutti, prima che arrivasse il gabbiano e le sue ali. Le maniche del maglioncino, avvolto con delicatezza al collo, di un marrone

Avrei voluto un amore

Avrei voluto un amore

Avrei voluto un amore di gesti incauti, fatto a piccoli biglietti lasciati sul tavolo o appesi alla porta con scritto “I’m off… ma torno” Avrei voluto un amore tenermi per mano tra le stanze infauste e gli ermi colli, baci colorati dentro a buffe nuvole Avrei voluto un amore ciclamino e pesco, un amore onesto,

Le punte innevate

Le punte innevate

Le punte innevate… “Gli alberi bianchi sono come gabbiani -dicevi- possono prendere il volo, perché il potere è negli occhi e nelle mani la forza di cambiare le cose. Cade la neve se agiti il tronco -saltavi intorno al presepio in giardino- Gesù Bambino è l’estate” -cantavi- e scendevano gli angeli a farti da coro.

A passeggio

A passeggio

Così, in questo passo fatto a mani giunte, le periferie sono state scavalcate e le scarpe inchiodate di Donata sono potute rimanere sui gradoni dell’Arena a penzoloni di parole esagerate. Nessuna colpa, se alle fessure degli archi preferì la luce della vetrina. In fondo, anche lei cammina in bilico tra sasso e poesia. Alessandra Corbetta