Dicembre era nonna

Dicembre era nonna

Dicembre che mi riporta emozioni. Attese e racconti e quelle giornate lunghe raccolte dal buio che velocemente ci porta alla sera. Partite a carte, il fuoco della stufa in ghisa nell’angolo della cucina, con le castagne che si cuocevano sul bordo rovente e il filo di cotone che usciva dalla borsa di plastica, mentre lei

Bello così!

Bello così!

Foglie gialle e ambra a terra, sull’asfalto stanco di pioggia. Case dai muri colorati che su vecchi intonaci raccontano molti inverni ed estati senza ritocchi. Un muretto di mattoni rossi fa da contorno ad una curva spesso solitaria. E io che invece seduti lassù ci immagino ragazzini intenti nelle loro chiacchiere. Una curva deserta, una

Pelle di luna

Pelle di luna

Mi alzo presto mentre lui dorme ancora. Voglio preparagli un caffè e come per farmi compagnia, premo su “riproduzione casuale” dell’i-pod. Gli Shinedown ripartono dal punto in cui io avevo messo in pausa. There is no where else I’d rather be I’m not about to compromise Give you up to say goodbye I’ve got you

Ciò che resta

Ciò che resta

Il corridoio nella penombra, gli scuri accostati e il riverbero di un’estate ormai lontana. Il vaso sul mobile all’ingresso, i suoi disegni a punta di china che accennano a simboli cinesi, dame abbozzate, un regalo di una vicina di casa che ormai non c’è più. Un mazzo di rose fatte essiccare. Lei ha sempre adorato

Tante donne

Tante donne

Sera e la voglia di coccolarsi. Un tempo per sé dopo giorni interminabili di lavoro. Racchiudersi per dar adito alla vanità. Leggere passate alle unghie di uno smalto color porpora, labbra carnose che immaginano baci lontani, parole sognate che tra i sali da bagno nascondono vibrazioni ad un corpo maturo, ma che grazie a quel

Le luci accese

Le luci accese

Chiudo gli occhi mentre sorseggio del liquore. Mi piace il suo sapore, fresco all’inizio ma che poi incendia la gola per scaldare il petto. Mi ricorda l’inverno, il freddo fuori e il caldo del focolare, della protezione, del richiamo, dell’unione. Degli abbracci. Guardo più in là mentre la notte già si sazia, con questo cambio

Social e identità

Social e identità

Ho appuntato alcune frasi qualche settimana fa, considerazioni, ribellioni interne, poi ieri continuando nella lettura di un testo che mi è stato consigliato, mi sono imbattuta in frasi che mi hanno fatto collegare il tutto. Su Le Misure Eroiche di Andrea Marcolongo ho letto: «Siamo tutti amici su qualche social network, ma finiamo per piangere

Ero

Ero

Uno specchio e due occhi. La luce accesa e la finestra chiusa. Le mani calde e i capelli tirati indietro da una fascia. Le palpebre si abbassano mentre un sospiro rallenta tutto. Sono passata anche dal precipizio. Un viaggio a ritroso. Dove usavo le bugie per tenermi strette le persone. Ero diventata un mostro. Come

Passi lenti

Passi lenti

Era uno stabile vecchio. Le finestre alte e grandi e quel rumore della strada sottostante, vicino all’ospedale, da dove uscivano spesso ambulanze con sirene urlanti. In quel luogo, i primi attimi verso l’autonomia ed i primi ricordi, sbiaditi o indelebili. Il corridoio stretto, le porte bianche su un legno verniciato da anni, quell’affresco grande sul

Lui nell’ombra

Lui nell’ombra

Un viaggio in treno o polpastrelli legati al volante all’ora di punta. Lo vedo nella mia testa, come un pittore abbozza in modo spartano il suo prossimo protagonista, senza paesaggi attorno o virgole a darne risalto, ma così, un nudo crudo, a carboncino, con le sfumature grigie attorno, a sottolineare che è possibile essere realisti

Il berretto

Il berretto

Una domenica di metà settembre, incominciata con l’attesa per il pomeriggio, per vivere una grande festa con tutta la famiglia riunita, scandita da un pranzo leggero in vista del banchetto ricco di prelibatezze e un po’ la voglia di altri abbracci che purtroppo non ci saranno più. Giorni frenetici, di preparativi e pensieri nostalgici da

Sulla scrivania

Sulla scrivania

Descrivo di getto. Un pugno stretto dentro una penna grigia lucida e la mia agenda rossa che mi aiuta ad annotare e spesso liberare. Assaporo le persone e ne calzo mentalmente una caricatura, insabbio il reale elevandolo e sorrido. Penso a come potrei vedere tutto da dietro un vetro o oltre un sipario che impolverato

45 anni di vita insieme

45 anni di vita insieme

Quante volte ho sentito quel racconto. Quante volte ho immaginato, disegnato nella mia testa quel giorno, anche aiutata dagli attimi incastonati nelle fotografie, ma poi mi lasciavo trascinare dall’unico pensiero…”questa è una favola!” Mamma e papà. Era giovedì 20 settembre 1973. Erano le 16.30 e le campane suonavano a festa. La loro. Un film a

Tra le pagine di questa mia estate

Tra le pagine di questa mia estate

Domenica calda. Estate a metà. Come quei libri che prima raccontano di piogge instancabili e labbra colme di baci e poi si travestono di sole cocente e brutte notizie. Un’estate strana, quasi da riequilibrare, assegnarle un titolo e poi gettare alla rinfusa le note a piè di pagina. Come dare una spiegazione, delle parentesi in

Quelle estati

Quelle estati

Viaggiavamo di notte. Il viaggio per raggiungere nonna durava quattordici ore e per me era l’avventura più bella. Ufficialmente estate: tempo di ferie, gite, ritrovarsi e dedicarsi alla famiglia. Non ho mai fatto delle vacanze vere e proprie, non c’erano la settimana o i quindici giorni di mare o montagna, visto il lavoro di papà,

Mio sangue

Mio sangue

Stirai io la tua camicia. Quella di quel giorno. Una slim bianca da indossare sotto l’abito che scegliesti grigio perla, a far risaltare i tuoi occhi blu. Otto anni dal tuo matrimonio ed io ora rivoglio mio fratello. Tu che scrivesti il tema La mia sorellina in terza media, non avevi ancora compiuto tredici anni

Pensieri…tanti

Pensieri…tanti

Raggiungevo la fermata dell’autobus a piedi, uno davanti all’altro, percorrendo lo stradello di sassi stretto e che in primavera odorava di glicine. La testa bassa e mentalmente ripetevo la lezione per l’interrogazione. Nei giorni senza pensieri invece la testa alta a guardare il cielo e respirare, la voglia di esser già a scuola per stare

Dimenticami

Dimenticami

“Dimenticami.” Copertina viola e una sagoma femminile in grigio. Viola come il suo nome, grigio come i ricordi che pian piano sfumano, si fanno via via soltanto dei riflessi. Era il 2006, quasi estate, non ero in un periodo bello di me, della mia vita, ero come lo schermo della televisione dopo la fine di

Scatti e delusioni

Scatti e delusioni

Mi distraggo tenendo i pugni sotto il mento. Mi ricordo una foto dell’estate di due anni fa, guardavo dritta l’obiettivo con fare sensuale, labbra colorate di rosso, capelli vaporosi a contornare un viso che di mio non aveva nulla se non le sembianze, profilo che ora scarto, non ricordo più neppure che sensazione avessi tra

Semplicemente

Semplicemente

Le notti si interrompono. Il silenzio e il respiro dolce che cheta ogni debolezza. Le sue labbra che sembrano di burro, un impasto di parole sazie che ancora devono venire, un retrogusto di discorsi che provo ad immaginare, io che non sentirò buona parte delle sue intonazioni ma so che sarà qualcosa che proseguirà ciò