Adriano

Adriano

La terra è un ciclo fatto di zolle roteanti al passaggio della zappa: serve acqua, forza, braccia per fuggire la grandine, schivare la tempesta. Così vangavi, e vangavi ignaro della metafora in quella cesta di pomodori intessa, delle poetiche gesta della tua mano contadina.Alessandra Corbetta (foto dal web)

Inno a Godot

Inno a Godot

L’attesa è una certezza che non conosco. Davanti allo specchio mi rende la posa irrisolta di una briciola troppo grossa per il becco, sulla panchina l’immobile statua di legno incisa da scritte di scalpello. Il tuo scudo egioco è lontano ma io aspetto, fragile granello nella tempesta degli àuguri presagi, coda gracile scodinzolante a fatica

Le capre

Le capre

Alla festa delle capre è stato chiaro il belante pascolare intorno al caglio delle cose, quel circumnavigare esaustivo ed estenuante pari al tema fatto in classe con la biro dimentica di tracce blu e un senso di irrisolto Ferdinando pellegrino, io capretta col muso nell’erba del vicino.Alessandra Corbetta (foto dal web)

Kiwi

Kiwi

Dopo aver fatto l’amore c’è profumo di mosto alle estremità degli arti. Le cellule girano folli come cellule prima di farsi tumore. La signora di colore ha un piatto stracolmo di kiwi, verdi per essere maturi.Alessandra Corbetta (Inedito; foto dal web)

Dagli le ali

Dagli le ali

Il dolore ha un peso. Non esiste dolore che non ne abbia. Tutto dipende da come lo vuoi portare. Se lo porti sul viso nessuno lo vedrà più sorridere. Se lo tieni sul cuore sarà qualcosa di solo tuo, un verme che scava in silenzio fino a farti morire. Al dolore devi dare le ali,

L’altra metà del mio cuore

L’altra metà del mio cuore

(dedicata a mia nipote) La notte all’ospedale è lunga, anche le ore sembrano più lunghe il risveglio sembra inverno. A fianco nel letto bianco guardi che dorme l’altra metà del tuo cuore, che soffre. Anche oggi avrà paura, anche oggi ti domanderà, anche oggi inventerò e mi farò pagliaccio per farla divertire, camminerò lungo i

Mancanza

Mancanza

I frammenti non calpestati non riportano l’intero ma non tagliano; le vene sulla pelle scura non si vedono ma il sangue sporco non smette di attraversarle. Abbiamo un sangue buono e uno guasto e frammenti in ogni parte. Sussulto nel pensiero del tuo volto, irriconoscibile metafora d’amore non riconosciuto, onomatopeico soffio incandescente nell’iride; nei balzi

Spose

Spose

C’è un rito di passaggio, vestito di seta e di organza, c’è uno strascico bianco che scricchiola; si sbriciolano i pinoli sotto ai piedi, come un tempo a piedi nudi sui sassi, le mani sigillate in simboli sferici e aurei. C’è una bambina a scavalcare il suo tempo in pochi passi di rinuncia alla fiaba,

Controlli

Controlli

L’ecografo scorreva da sinistra a destra; il medico diceva che certe cose accadono e altre no. Sulla gelatina i pomeriggi trasmutavano in ore, le tue pupille in una palla da canestro, la rete traballava. L’ecografo scorreva da destra a sinistra; il medico annuiva fissando tessuti molli in uno schermo. È un passaggio nella strettoia il

Viole

Viole

Ho sovrapposto la bocca a più d’uno dei vostri sguardi e infilato le mani nelle vostre tasche vuote. Ho fatto la conta per non perdermi tra i passi falsi che avete lasciato sulle strade di lava. Ho riavvolto la vita come il rewind un film intorno alle vostre perbeniste aperture di porte. E poi viole,

Nessun colpevole

Nessun colpevole

Inizio a correre, corro, corro forte sempre di più, dietro di me sento rumore di spari, sento urlare, sento piangere e allora continuo a correre senza meta. Non basta. Sento uno sparo vicinissimo, una frazione di secondo e mi ritrovo a terra, sento un dolore fortissimo alla gamba, mi accascio e nonostante tutto striscio verso

Un figlio

Un figlio

Così hai avuto un figlio. Non nostro, non mio. Hai avuto un figlio nel grembo di un’altra, un grembo più grande, più adatto del mio. Hai avuto un figlio, un figlio reale, non queste sciocche, sciocche parole di aria e di carta, le mie. Hai avuto un figlio ed era d’inverno, un figlio modello, erede

Buffoni e Re

Buffoni e Re

Ma come fai………a nun ricorda’. Come fai a scordatte li pensieri quelli che nasceveno da soli insieme a me Stanno sempre li’ ce guardano, ce pijano pe’ mano er còre e’ n’archivio nun se cancella gnente de quello che l’ha fatto batte forte come er vento de tempesta rosso come er sangue unico come l’occhi

Sulla coerenza

Sulla coerenza

Strappato un sopracciglio sei già un altro e la rifrazione dello specchio, in cui già diverso ti guardi, ti racconta una storia nuova: sono tutte storie, d’altra parte; soprattutto quella di essere costanti. La coerenza è il ghigno altalenante dei bugiardi che preferiscono la codardia alle favole.Poesie tratte da: Alessandra Corbetta, Essere gli altri, Erato,

Alla sala giochi

Alla sala giochi

La signora della sala giochi ha il corpo sformato come le sagome delle nuvole sbirciate in coppia dalle spiagge. I gettoni sono il suo tesoro circoscritto in forzieri di flipper e cavalli immobili se non per finta; se spari e colpisci ti dà un premio, l’addio è solo una partita che ricomincia.Alessandra Corbetta www.alessandracorbetta.net