Genovese spigoloso, attento osservatore dell’Italia e degli italiani. Così, Paolo Villaggio,  potrebbe essere descritto, oppure potremmo definirlo un tagliente dissacratore a volte borderline tra comicità e scherno; quell’umorismo che, diciamolo pure,  a volte ci ha fatto un po’ vergognare ma che, ci ha anche fatto ridere, riflettere e rivederci attraverso il suo personaggio più celebre: “il ragionier Ugo Fantozzi”. 

Certi personaggi, come succede per tanti artisti, rimangono loro appiccicati, sembra siano cuciti addosso al suo interprete e questo rende immortale l’artista ed il suo personaggio.

Come poi spesso accade, anche se non è proprio questo il caso, gli artisti diventano “eterni”  solo alla loro morte, in quel preciso istante cambia idea anche a chi li ha sempre disprezzati, per poi rivalutarne  le doti e ricordarsi che, quell’artista, non era davvero solo il Rag. Fantozzi.

Come dimenticare, per esempio, la commovente ma simpatica interpretazione di Paolo Villaggio, nel 1992, nei panni del professor Sperelli nel film “Io speriamo che me la cavo” per la Regia di Lina Wertmuller, film tratto dal bellissimo libro di Marcello D’orta. 

Concludo lasciandovi a questa immagine:

Paolo Villaggio che in cielo incontra Fabrizio De Andrè (amici veri nella vita) che, magari tra una sigaretta e l’altra, cantano insieme Il fannullone /Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers e discutono in “genovese stretto” sulle sorti dell’Italia che tanto amavano.

Ed ora 92 minuti di applausi…

Arianna Capodiferro alias @arica72

Immagini dal web

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