Non sono tanti i momenti nei quali si sente prepotente il bisogno di scrivere, riversare su un qualche supporto i pensieri che si attraversano a vicenda cercando un mosaico nuovo e ispirativo. Il ritorno da viaggi e avventure, per me, è uno di questi. Le parole iniziano ad affollarsi già sulla strada. Lungo il percorso, mentre il fuori corre dal finestrino, si creano frasi, prendono forma immagini, si allungano i silenzi e si riempiono di scritte. Si avrebbe voglia di avere tra le mani una bomboletta spray per poter imbrattare ogni superficie con tracce visibili e permanenti di passaggio. Quando si è lontani dal solito, sembra tutto troppo da vivere per potersi permettere di fermare un attimo il tempo, di entrare nella bolla concentrativa e lasciarsi trasportare dall’interiorità… così si preferisce scattare fotografie di paesaggi mai visti, di momenti unici, di viste mozzafiato fuori dall’ordinario. I pensieri si accantonano a favore dell’estasi entusiastica, della novità da scoprire, del diverso che chiama insistente… ma prima che ingrigisca il ricordo, è meglio tentare di afferarne qualche angolino e cercare di trattenerlo, incastrato tra le ciglia e le dita.

Sono stata in vacanza in Olanda, tra iconici mulini a vento, biciclette di tutti i tipi, tulipani fuori stagione, zoccoli intagliati nel legno, ceramiche bianche e blu, tanti altri particolari, invitanti e veri luoghi comuni. Come tutte le mete chiacchierate, ovviamente e fortunatamente non è ridotto solo a questo. Le cose migliori sono quelle che nessuno racconta, come le innumerevoli campane che in ogni campanile intonano musichette da carillon allo scoccare dell’ora; i tantissimi corsi d’acqua verdi di piante e pieni di riflessi; i ponti di ferro battuto; le mattonelle rosse che coprono le strade al posto dell’asfalto; i semafori per le biciclette… E poi la spiaggia bianca, profonda e sovrappopolata di conchiglie del Mare del Nord, il vento fortissimo che la solleva e la accarezza lasciandola ondulata, il rumore dell’oceano, la schiuma che risale la costa con la marea, il profumo di libertà che abbraccia. Guardando le gradazioni dell’acqua che scuriscono fino al confine col cielo, ogni cosa sembra poter non avere fine. Si rimane travolti da un senso di speranza così potente da togliere ogni percezione spazio temporale. Il mondo smette di essere, c’è solo quel momento, infinitesimità microscopica e immensa insime, dispersa nell’universo. Si è avvolti dalla sicurezza che tutto troverà il giusto posto nel complicato caos dell’esistenza; ci si sente totalmente fiduciosi nei disegni ingarbugliati del destino e si capisce che si può davvero rinascere, in qualche modo. E’ un silenzioso inno alla forza spirituale che si vorrebbe poter contemplare dall’alba al tramonto e poi ancora, insaziabilmente, di notte per contare le stelle cadenti che si tuffano tra le onde. Se tutto accade per un motivo, sono convinta che questa possibilità mi sia stata donata per perdere l’equilibrio lì, sulla linea dell’orizzonte, per cadere rovinosamente e ritrovare, sul fondo, i giorni naufragati nelle lacrime, e riscoprire quanta luce può esserci in un raggio di gioia.

L’impressione, al ritorno, è di non essere mai andati via veramente… e forse è così. Tornano le tristezze, le malinconie, i doveri, gli obblighi, i legami. Torna la voglia di restare a letto la mattina in cerca di risposte a domande che non si ha il coraggio di pronunciare; di alzare il volume della musica per non sentire altro; di accasciarsi sul nulla. Tornano le cose importanti e responsabili, senza riscire a capire bene come poterle riprendere. Anche per quest’anno, le mie vacanze finiscono qui. Sono tra le mie carte da consultare, le mie pagine da girare, le mie stelle da guardare splendere tra le righe, a casa.

guest @babyLux_93  per @tantipensieri

immagini dal web 

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