Non si capacitava di com’era finita quella storia. Era in macchina e mentre si accingeva a partire – con una mano che reggeva, tremante, lo sterzo e l’altra, incerta, tesa sul cruscotto a cercare di girare la chiave per mettere in moto – scrutava con sguardo perso quell’infinito racchiuso oltre il tramonto freddo e opaco di un lunedì di dicembre. Fuori, la strada gli proponeva, quasi a volerlo fare apposta, immagini e figure natalizie, che forse sarebbero riuscite a rendergli meno amari i ricordi. Si chiedeva in cosa lui avesse sbagliato, era alla ricerca di una risposta definitiva, diamine, non poteva essere finita così, maledizione! Aurelio era ritornato con i suoi occhi a quel primo appuntamento, a quel primo incrocio di sguardi veri, lanciati ognuno da dietro i vetri delle proprie auto, giunte puntuali e trepidanti all’incontro, non più solo virtuale. Era scattato in modo più autentico quel fatale colpo di fulmine (già pronosticato con il frequente loro sentirsi telefonico), a lungo presagito e sognato. E poi il bacio, dopo esser scesi dalle auto, quasi a dire: finalmente, eccoci. Proprio così, passando da perfetti sconosciuti, incontratisi nell’ombra di un social, a perfetti innamorati. O forse no.

Eppure, lei ne era rimasta fulminata da quei suoi occhi verdi e profondi, persuasivi, pervasivi e rassicuranti, pieni di carica umana e di convincente fascino. E ne era, poi, rimasta gelosamente avvinta, tenendosi saldamente legata a quella corda tesa, fin dall’inizio con tutto sé stessi, tra le loro attrattive, tra le loro alchimie. Dall’altro capo di quella corda, lui, preso da subito da quelle labbra ammiccanti, carnose e dal quel tratto di voce assai sensuale. Era divenuto tutto, poi, una chimica solida, che aveva preso gusto a correre sui loro corpi nudi, tra il fervore delle loro anime infuocate. Ci si era penetrati., da tanti punti di vista. Avevano vissuto piacevolmente un viaggio ben intrigante, dalla condivisione immediata di piccoli aspetti legati alle loro vite, diverse in troppe cose, al progressivo convincimento dell’insostituibilità del loro nuovo stare insieme. Probabilmente, ciò che li aveva stimolati a cercarsi, a prescindere, era stata la consapevolezza di un’attrazione, più fisica che sentimentale…

Aurelio non poteva non pensare e non ricordare quella risposta che lei gli aveva dato, a letto, il primo giorno: “Certo che ci incontreremo ancora!”. Non riusciva a tenere lo sterzo dell’auto, una smania gli piombò addosso quando, giunto quasi a casa, gli era parso d’intravedere un’ombra, assorta dinanzi una vetrina. Era lei? E se sì, cosa faccio, mi fermo? Scendo? Le corro incontro per..?

Ma no. Era solo un immaginario miraggio. Putroppo (o meno male). Ma non era semplice ripercorrere in flashback, tutti quei maledetti momenti di quella benedetta passione. Cose intrigantemente impensate, colpi di testa, fughe improvvise dalla propria rispettiva giornata per arrivare all’appuntamento fissato, all’ennesimo tête à tête dei loro giovedì, al sospirato e sempre nuovo amplesso che, di volta in volta, accresceva la loro accanita passione. Gli aveva detto e fatto  vivere tanto di sé, gli aveva permesso di entrare in tante stanze e cunicoli della propria esistenza.

Aurelio, non riusciva proprio a capire un perché. Ma c’era il perché.

(to be continued)

Beniamino D’Auria @_Belcor_

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