Ad un certo punto ho pensato di essermi abituata.

E’ come se sapessi che non sarebbe passato, che i movimenti spensierati sarebbero stati solo un ricordo. Non potevo spiegarlo, tutto era amplificato ma non c’era niente di visibile e quindi per i “molti” io mi stavo solo inventando tutto.

Così la vita non si è fermata, ha solo spento la luce ed io a tentoni dovevo trovare il modo di cavarmela. Le voci erano distanti, il mio cuore rimbombava un sacco di sensazioni nuove e voleva diventassi protagonista di chissà quale storia; la schiena che cercava di reggermi, ma poi sulle gambe tutto traballava e passato il primo momento di disorientamento, tornavo a cercare.

Sì, ho pensato che dovessi abituarmi, ma una parte di me non si è mai data per vinta, allora ho iniziato ad accendere il buio, ero diventata cieca dinanzi alle novità di un corpo debole, ma sapevo che potevo vedere in un altro modo.

Ho preso carta e penna e dall’anima ho iniziato a estrarre il sole, a confidarmi con le stelle, ad urlare ad un foglio che non ne potevo più, che volevo finisse quell’incubo e che quella stretta alla testa mi mollasse.

Del buio ne ho inventato i colori, perché ho capito che come un dipinto su tela nera tutto assume più enfasi, così sarebbero state le mie emozioni, più intense, inebrianti, indelebili.

So che non sarò più come quel prima lontano, ma non vorrei neppure tornare indietro; è stato simpatico sporcarmi le mani mentre il resto del mio corpo tremava, spesso ridevo per l’esasperazione.

Era la notte a portarmi sollievo.

Era la prova che mi donava coraggio.

I capelli mi erano cresciuti fino a metà schiena, la pelle era lucida, il mare mi era nemico e avevo costantemente paura, da dentro però in quel buio cercavo di metterci grandi dosi di giallo, rosso e blu.

Poi ho capito che alla vita non ci si abitua mai, fare sempre le stesse cose sarebbe stato come alimentare la tensione e spegnere le parole. Morire insomma, perché non serve andarsene, basta mollare la presa per essere dimenticati anche da se stessi.

Di allora ho solo date e tanta nebbia, mi sono rimasti gli attimi scritti e l’animo ricco di colori.

Oggi mi chiedono come io faccia ad avere questa forza e rispondo di avere solo curiosità di esserci e voglia di restare, con quel se che in alcuni momenti mi porta rabbia e in altri strafottenza.

Perché è quando passi il tunnel che la luce si fa più forte. Indispensabile.

Debora Alberti

Immagini dal web

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