Avevo sette anni l’estate in cui conobbi la ragazza del lago. Come ogni anno, nel mese di giugno, tornavo con i nonni a Montefiascone, amavo quel paese sul lago di Bolsena, mi sentivo libera di gironzolare e fantasticare, senza che gli adulti si preoccupassero per me. C’era il borgo, tutto in salita, la Rocca dei Papi con i giardini, quello spettacolo di panorama sul lago, gli amici della cantina dell’Est Est Est, che ogni tanto, di nascosto, mi facevano assaggiare un goccetto di vino. I miei genitori con i loro amici, ci raggiungevano nei fine settimana, lunghe nottate con chitarra, grigliate e vino, io mi sedevo in un angolo per guardarli, divertita e incuriosita. Poi c’era il lago, la mia passione, con l’isolotto centrale, oggetto costante delle mie fantasie,  la nera sabbia vulcanica e quell’acqua melmosa e scura dove ero certa si nascondessero strane creature lacustri.

Quella mattina sulla riva, mentre entravo in acqua, mio nonno ripeté la sua solita raccomandazione : “non allontanarti, il lago è traditore” ignaro che proprio quelle parole accrescessero la mia curiosità  per quei fondali così scuri. Felice nel mio costumino rosso e gli occhialetti, iniziai la mia immersione, tra capriole e tentativi di rimanere sul fondo il più a lungo possibile, ogni ombra della vegetazione rappresentava per me un mistero che avrei approfondito, creandone una storia prima di dormire. Mentre tornavo in superficie il mio piccolo braccio rimase bloccato e trattenuto da quelli che credevo essere un groviglio di fili abbandonato in acqua dai pescatori, provai ad aumentare la forza per liberarmi e fu proprio in quel momento che apparve lei, con i lunghi capelli come fossero raggi di sole intorno al viso, era bianchissima, molto più delle bambine tedesche con le quali giocavo sulla spiaggia, bellissima nel suo abito bianco, dormiva. La guardavo cercando di capire perché si fosse addormentata nell’acqua quando, improvvisamente, un uomo che avevo già visto altre volte, ma mai con quella faccia sconvolta, mi prese in braccio per riportarmi velocemente a riva. Del perché tutti mi guardassero in quel modo e mia nonna piangesse, avrei avuto la risposta molto tempo dopo, ma la parola morta, proprio quella, mi sembrò davvero strana. 

Lei non era affatto morta, anzi ero sempre più convinta che fosse la principessa della nobile famiglia del Drago, fuggita a nuoto dall’isola Bisentina e provai anche a parlarne a mia madre che improvvisamente era arrivata da Roma, nessuno parlava e mi stavano tutti intorno, la mattina seguente saremmo partiti per il mare, nonostante io volessi restare lì, dovevo assolutamente incontrare la ragazza del lago. E così è stato, è rimasta con me per tanto tempo, l’ho immaginata felice in ogni angolo di mondo ma soprattutto l’ho vista ogni notte addormentarsi sulla poltrona accanto a me, col suo abito bianco da principessa e quel pallore infinito, nonostante mi sentissi molto legata a lei, la sua presenza mi impediva di prendere sonno. Avevo undici anni quando per la prima volta ho dormito senza vederla.

Sono passati molti anni, di tanto in tanto torno a Montefiascone, passo dalla cantina, davanti alla casa che un tempo era mia, nel giardino c’è ancora la sedia di mio nonno ma lui non c’è più, torno al lago e di lei neppure una traccia, ho saputo chi era la ragazza del lago, una giovane donna che ha portato con sé in fondo al lago, un dolore che in superficie non è riuscita a sopportare. Si chiamava Laura.

 

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Comments (1)

  1. Appare come un delizioso antipasto di un pranzo sontuoso che Francesca ci servirà quando sarà pronta. Un pranzo al quale sarà impossibile sottrarsi.

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